| Il nostro amico, nonché socio di Ottetto, Pier Luigi Rinaldi ha pubblicato un nuovo libro che - volentieri - segnaliamo qui. |
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‘Omicidio a Botafogo’ penso debba essere a buon diritto classificato nella categoria dei ‘roman noir’. L’intento del romanzo, infatti, non è solo quello di narrare e chiarire una situazione delittuosa: il libro avrebbe anche l’aspirazione di far riflettere il lettore sugli altri argomenti, di varia natura, trattati nella narrazione. Dario, il principale personaggio maschile, risulta inoltre essere il classico “antieroe”, desolatamente privo degli attributi che invece contraddistinguono gli “eroi” di altri tipi di romanzi. ’Omicidio a Botafogo’ vuole anche essere un omaggio a Rio de Janeiro ed al Brasile in generale, paese del quale molti parlano, ma che pochi conoscono bene. Rio, ad esempio, nonostante le apparenze (la simpatia dei suoi abitanti e le bellezze naturali), non è una città giocattolo e non è affatto un luogo facile. Non perché Rio sia particolarmente pericolosa (lo è come ogni altra metropoli al mondo), ma perché risulta oltremodo difficile capire sia lo spirito della città nella sua vera essenza, sia la singolare Weltanschauung della sua gente. L’allegria delle persone può improvvisamente divenire tristezza, e con la stessa facilità si puà instaurare il percorso inverso. Come ha di recente scritto Antonio Pecci Filho (in arte Toquinho), Rio ‘è spiaggia e foresta, metropoli e villaggio, mare e montagna, miliardaria e scalza’. È un luogo di contrasti; di alberghi di lusso edificati vicino a disperate favela, le baraccopoli abitate dal sottoproletariato. Le favela stesse sorgono spesso sui morro, belle colline verdeggianti piene di alberi, dai quali sovente si hanno delle vedute panoramiche mozzafiato. Molte di queste baraccopoli prendono il nome dalle piante del luogo: salice, mango, castagno… Anche il nome favela, è quello di una bella pianta locale (cnidoscolus quercifolius). Rio risulta essere uno spaccato di tutto il Brasile, un paese pieno di eccesso e moderazione, un paese giovane ove puoi incontrare per strada il menino da rua con gli occhi da persona già adulta, la bella ragazza che non ha nulla da invidiare alle più famose topmodel, il ladrão disadattato, l’uomo d’affari in giacca e cravatta. Un popolo, quello brasiliano, che è un amalgama di tante razze e di tanti popoli. Un paese cattolico dove, specie nelle favela, molta gente è ancora dedita al Candomblé e all’Ubanda, le antiche credenze religiose degli schiavi neri venuti dal Congo e dal Benin. Il tutto sotto l’abbraccio, un poco retorico, del Cristo Redentore, che dal 12 ottobre 1931 veglia sopra la città di Rio (e simbolicamente sopra il Brasile tutto), dall’alto del Corcovado. Nota dell’autore |
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Pier Luigi Rinaldi è nato a Borgomanero nel 1947 ed attualmente vive a Milano. Ha pubblicato una raccolta di poesie (L’anno del topo, 1963) un libro di racconti (Single e gatti, 2007) e tre romanzi (La ragazza di Copacabana, 2006,Ritorno a Copacabana,2008 e Omicidio a Botafogo, 2009). Ha tradotto poesie di Mario Quintana e Carlos Drummond de Andrade. |
La vita è un contratto a progetto e non vieni mai riconfermato. Quando si vince si impara poco o nulla, la sconfitta ci insegna molto di più. Se tutti pensano la stessa cosa, può essere anche solo un delirio collettivo. |
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In copertina: “L‘incubo di Dario“, disegno di Dimpo, un altro nostro socio (e amico). |
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| Rinaldi Pier Luigi su www.parole.tv: Brevities e limerick nella nostra antologia | |
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